Il lavoro IT nell’era dell’AI e della Gen Z: una doppia rivoluzione silenziosa

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27
Aprile
2026

27 Aprile 2026

Alfredo Adamo

Alfredo Adamo

Sono ormai almeno due anni che assistiamo all’affermazione progressiva di strumenti basati sulla Generative AI come supporto quotidiano in tutte le professioni. Secondo il rapporto annuale di McKinsey & Company (2024), il 65% delle organizzazioni globali dichiara di utilizzare regolarmente strumenti di AI generativa, una percentuale quasi raddoppiata rispetto all’anno precedente. Nelle aziende che progettano e sviluppano soluzioni IT, questa trasformazione è particolarmente visibile e radicale.

Non stiamo assistendo a una sostituzione del lavoro IT. Stiamo assistendo a una sua profonda riconfigurazione. E questa riconfigurazione si intreccia con un secondo cambiamento strutturale altrettanto potente: l’ingresso massiccio della Generazione Z nel mercato del lavoro, con valori, aspettative e modalità operative radicalmente diverse da quelle delle generazioni precedenti.

La fine del lavoro IT ripetitivo cognitivo

Il cambiamento più immediato e visibile riguarda la natura stessa delle attività quotidiane degli sviluppatori software. Attività tradizionalmente centrali nel lavoro IT — scrivere codice standard, produrre documentazione tecnica, eseguire test di regressione, fare debugging sistematico — sono oggi in larga parte assistite o direttamente automatizzate da strumenti come GitHub Copilot, Amazon CodeWhisperer e sistemi agentici basati su modelli linguistici di grandi dimensioni (LLM).

Una ricerca di GitHub (2023) ha rilevato che gli sviluppatori che utilizzano Copilot completano i task fino al 55% più velocemente rispetto a chi non lo utilizza. Analogamente, uno studio di Microsoft Research (2024) documenta come l’uso di assistenti AI nel coding riduca significativamente il tempo dedicato a compiti ripetitivi, liberando risorse cognitive per attività di livello superiore.

Photo by Jan Huber on Unsplash

 

Il punto critico, però, non è la velocità. È il tipo di valore che rimane appannaggio umano. Come osserva Autor (2024) in un recente lavoro sul futuro del lavoro nell’era dell’AI, l’automazione tende a erodere le attività routinarie — anche quelle cognitive — piuttosto che le competenze adattive, relazionali e contestuali. In ambito IT, questo significa che il valore del developer non si misura più in righe di codice prodotte, ma nella qualità del problema che sa definire, nella capacità di valutare criticamente l’output dell’AI, nel disegno architetturale di sistemi complessi.

Il vero cambiamento non è che serviranno meno sviluppatori. È che serviranno sviluppatori diversi.

La polarizzazione delle competenze e la scomparsa della mediocrità

Uno degli effetti più profondi e meno discussi dell’AI nel lavoro IT è la polarizzazione delle competenze. Nei mercati del lavoro precedenti, esisteva una distribuzione relativamente omogenea di competenze: junior, midlevel, senior. Questa gerarchia è oggi in crisi strutturale.

Photo by Suzanne D. Williams on Unsplash

 

Emerge una struttura bimodale: da un lato, figure altamente specializzate in architettura software, AI orchestration, system design e sicurezza di sistemi complessi. Dall’altro, figure con competenze generali ma fortemente potenziate dall’AI — capaci di produrre output di qualità superiore alla loro formazione grazie all’uso sapiente degli strumenti. In mezzo, quello che potremmo chiamare il livello di “competenza media non aggiornata” — profili tecnici tradizionali che non hanno integrato l’AI nel proprio modo di lavorare — tende a perdere rilevanza competitiva.

Questo fenomeno è coerente con quanto documentato dal World Economic Forum nel Future of Jobs Report 2025, che identifica nella “skill obsolescence” uno dei rischi principali per i lavoratori della conoscenza nei prossimi cinque anni. Non si tratta di perdere il lavoro all’AI, ma di perdere competitività rispetto a colleghi — umani — che l’AI la usano meglio.

L’AI non elimina il lavoro: elimina la mediocrità non aggiornata.

Dal coding al problem solving: la nuova geografia del valore

La conseguenza più profonda della trasformazione in corso è uno spostamento del baricentro del valore professionale. Per decenni, nelle aziende IT, la capacità di scrivere codice efficiente e corretto è stata il principale metro di valutazione di un professionista tecnico. Questo paradigma è in rapida dissoluzione.

Ciò che diventa raro e prezioso è la capacità di definire problemi con precisione, articolare il contesto in modo che l’AI possa operare efficacemente, valutare criticamente le soluzioni generate, garantire la qualità sistemica del risultato finale. In altri termini, il lavoro IT si sposta dalla sintassi alla semantica, dall’esecuzione alla direzione.

Photo by Jon Tyson on Unsplash

 

Questo cambiamento è ben catturato dal concetto di “AI fluency” proposto da Mollick (2024) in Co-Intelligence. Non si tratta di saper programmare meglio grazie all’AI, ma di sviluppare una nuova forma di intelligenza ibrida — umana e artificiale — in cui il confine tra il pensiero del developer e l’output del modello diventa deliberatamente permeabile. I professionisti più efficaci in questo scenario non sono i migliori programmatori: sono i migliori collaboratori dell’AI.

Il lavoro IT non sarà più ‘scrivere software’, ma ‘far funzionare sistemi intelligenti’.

Le implicazioni per HR e le organizzazioni

Questo scenario trasformativo ha implicazioni dirette e urgenti per le funzioni HR delle aziende IT. Tre in particolare meritano attenzione.

L’upskilling continuo come infrastruttura, non come progetto

La formazione tecnica episodica — il corso, la certificazione, il workshop annuale — non è più sufficiente. In un contesto in cui le capacità degli strumenti AI evolvono ogni sei-dodici mesi, l’upskilling deve diventare un processo embedded nella cultura organizzativa. IBM Institute for Business Value (2023) stima che il tempo medio necessario per riqualificare un lavoratore della conoscenza si sia ridotto da tre anni a meno di uno grazie agli strumenti di apprendimento potenziati dall’AI — ma solo nelle organizzazioni che hanno strutturato percorsi di apprendimento continuo e adattivo.

Photo by Ales Maze on Unsplash

Nuovi ruoli emergenti

Il mercato IT sta già producendo nuove figure professionali che fino a pochi anni fa non esistevano. Tra le più significative: l’AI Orchestrator (responsabile dell’integrazione e del coordinamento di agenti AI in pipeline di lavoro complesse), il Prompt Strategist (evoluzione del prompt engineer, con responsabilità più ampie di design del dialogo uomo-macchina), il Model Evaluator (specialista nella valutazione della qualità e dell’affidabilità degli output AI in contesto di produzione). Queste figure non sono ancora consolidate nelle job description aziendali, ma stanno emergendo nelle pratiche delle organizzazioni più avanzate.

Ripensare la valutazione del talento

Se il valore professionale si sposta dalla capacità di scrivere codice alla capacità di pensare sistemi e collaborare con l’AI, i tradizionali strumenti di selezione e valutazione del talento IT — il CV tecnico, il coding test, la lista di linguaggi padroneggiati — perdono parte del loro potere predittivo. Ciò che diventa centrale è la capacità adattiva: come il candidato impara, con quale velocità aggiorna il proprio modello di lavoro, come gestisce l’incertezza e l’ambiguità di sistemi parzialmente autonomi.

Il doppio acceleratore: AI e Gen Z

Come ho analizzato nel precedente articolo dedicato al salto generazionale in corso, la Generazione Z non porta soltanto nuove competenze digitali: porta una diversa concezione del lavoro, dell’autorità organizzativa, del significato professionale. Per la Gen Z, il lavoro è strumento di identità e crescita, non solo fonte di reddito. La flessibilità non è un benefit: è un prerequisito. La trasparenza e il feedback continuo non sono prassi HR virtuose: sono aspettative di base.

Photo by Irina Berdzenishvili on Unsplash

 

L’AI e la Gen Z stanno agendo contemporaneamente come acceleratori di cambiamento su dimensioni diverse ma complementari. L’AI accelera il cambiamento del lavoro: ridefinisce cosa si fa, come si fa, quale valore ha. La Gen Z accelera il cambiamento delle organizzazioni: ridefinisce perché si lavora, in quale contesto, con quali regole. La combinazione dei due vettori produce un effetto moltiplicativo che molte aziende stanno ancora sottovalutando.

Il vero shock non è tecnologico. Non è generazionale. È la combinazione dei due

Conclusione

Chi vincerà la sfida

Le aziende che usciranno vincenti da questa doppia trasformazione non saranno necessariamente quelle che adotteranno meglio l’AI, né quelle che sapranno attrarre e trattenere meglio i talenti della Gen Z. Saranno quelle che riusciranno a fare entrambe le cose contemporaneamente — e soprattutto a renderle coerenti: costruire un’organizzazione del lavoro che sia credibile sia per un modello di AI orchestration avanzata, sia per un ventisettenne che chiede significato, autonomia e crescita rapida.

Photo by Baptiste Buisson on Unsplash

Questo richiede qualcosa di più profondo dell’adozione tecnologica e della diversity strategy: richiede un ripensamento del modello organizzativo nella sua interezza — strutture, ruoli, processi decisionali, cultura del feedback, architettura delle carriere. Le aziende IT che non affrontano questo ripensamento con la stessa serietà con cui affrontano la roadmap tecnologica rischiano di ritrovarsi con sistemi AI all’avanguardia e un’organizzazione umana obsoleta.

La vera competenza del futuro non è saper usare l’AI. È saper costruire organizzazioni abbastanza veloci, abbastanza credibili e abbastanza umane da meritare sia l’AI che le persone che la sanno usare.

Riferimenti bibliografici

Autor, D. (2024). 2018Applying AI to Rebuild the Middle Class.2019 National Bureau of Economic Research. Working Paper №32140.

GitHub (2023). 2018GitHub Copilot Research: Quantifying GitHub Copilot impact in the enterprise with a randomized controlled trial.2019 GitHub Blog, settembre 2023.

IBM Institute for Business Value (2023). 2018Augmented work for an automated, AI-driven world.2019 IBM Corporation.

McKinsey & Company (2024). 2018The State of AI in 2024: GenAI Adoption Accelerates.2019 McKinsey Global Survey.

Microsoft Research (2024). 2018The Impact of AI on Developer Productivity: Evidence from GitHub Copilot.2019 Microsoft Research Technical Report.

Mollick, E. (2024). Co-Intelligence: Living and Working with AI. Portfolio/Penguin.

World Economic Forum (2025). Future of Jobs Report 2025. World Economic Forum, Ginevra.

Deloitte Insights (2024). 20182024 Gen Z and Millennial Survey.2019 Deloitte Touche Tohmatsu Limited.

OECD (2023). 2018Artificial Intelligence and the Future of Skills.2019 OECD Skills Outlook 2023. OECD Publishing, Parigi.

Brynjolfsson, E., Li, D., & Raymond, L. (2023). 2018Generative AI at Work.2019 National Bureau of Economic Research. Working Paper №31161.

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